
Il Mausoleo dell’ Imperatore
UN “IMPERATOR AUGUSTUS“, una “URBES AETERNA“, ….. poi una serie infinita di SINDACI PICCOLI, INDEGNI ed IMBELLI
L’incapacità dei Sindaci, pregressi ed attuali, costringe una della più alte e magnifiche figure di Imperatore nel ghetto delle sporcizie e delle dimenticanze strafottenti, da vivo, dimenticandosi l’anniversario bimillenario della sua dipartita, e da morto, lasciando finire la bellezza del Mausoleo nella palude lutulenta dei rifiuti urbani.
La costruzione, preparata per lui quando era vivo e sullo stile arcaico del tumulo ricoperto di piante, a sottolineare la “gens” della quale egli era figlio, progenie della potente Dea delle Manifestazioni e quindi della vita, nel più antico significato, si sta lentamente sgretolando nel lerciume buonista di chi permette ad ubriachi, straccioni, e maleducati di buttare deiezioni ed avanzi sulle sue mura. Roma è finita, è perduta: una religione giulebbosa che non è quella di Cristo striscia ai piedi dei reietti, dimenticando che ai giorni nostri per molti l’indigenza è una scusa per evitare responsabilità, o un bacino di voti.
Augusto ha voluto come i suoi padri e cittadini la dignità e la libertà degli uomini, ha voluto alto il nome di Roma nella cultura e nella difesa, cose che adesso sono balbettate come “fasciste” e si preferisce fare iniziare lo Stato moderno, che il grande Ottaviano ha voluto, con qualche misero pagliaccio digiuno di probità e di esperienza di governo.
Oltre alle condizioni subumane della Mobilità, l’immane mondezzaio di strade, giardini, vie, spiagge e quant’altro di questa infelice Capitale, che sarebbe – ed è – capitale di uno Stato, ora parodia di Stato, si perdono nel letamaio anche arte e cultura. Augusto se ne va, contestando romani ed italiani come suoi figli, e se ne va la vera politica, la vera democrazia, lasciando mano alla bestia mafiosa di sorelle liberiste ed ululanti jihadisti.
E’ venuto il momento di temere, se madri di figli, i tempi attuali.
Marilù Giannone