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Autore: Sveva Marchetti

Giro d’Europa in 13 dolci di Natale

Ci vuole qualcuno che trovi il coraggio di dirlo: panettone e pandoro sono dolci un po’ sopravvalutati ma non riusciamo a farne a meno. Perché alla fine quello che fa la magia del Natale è la tradizione, i profumi di quando eravamo bambini, le piccole manie ripetitive che ci rendono dolce l’esistenza.

Eppure, giusto per allargare un po’ lo sguardo e fare i gastrofighetti cosmopoliti, abbiamo cercato di elencare quali sono i dolci di Natale degli altri e abbiamo capito una cosa: a noi europei bastano le stesse cose, un po’ di frutta secca, del pane dolce e qualche spezia per tirare fuori un pranzo speciale.

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Prada Osservatorio

Dopo la sede di via Isarco, la Fondazione Prada apre un nuovo spazio espositivo con vista sullo skyline milanese. L’inaugurazione si svolgerà oggi in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano Osservatorio, un “luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea”, spiega la nota del gruppo. 

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Lavori forzati, una ricerca accusa le griffe

Quanto si stanno attivando le aziende del settore moda per estirpare il fenomeno del lavoro forzato tra le fila del fashion system? Quali si stanno impegnando di più? L’istituto di ricerca KnowTheChain ha stilato una ricerca che vede premiare le grandi multinazionali dell’abbigliamento in favore dei gruppi del lusso.

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Alessandro Borghese: come far soldi con il food

Il pubblico lo conosce come lo chef dalla risata contagiosa innamorato del rock, che giudica baby colleghi a “Junior Masterchef”, o sancisce quale ristorante di Napoli sia il vero depositario del segreto della pizza.

Ma Alessandro Borghese è molto di più. Quarant’anni, nato a San Francisco da Barbara Bouchet e Luigi Borghese è prima di tutto un imprenditore di successo, poi un cuoco di successo.

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La Rinascente di Milano si veste d’Oriente con Madama Butterfly

In collaborazione con il Teatro alla Scala, la Rinascente di Milano le vetrine di Natale alla Madama Butterfly, il capolavoro di Puccini che inaugura la Stagione d’Opera 2016/2017. Due luoghi simbolo della città meneghina si uniscono quindi per celebrare Sant’Ambrogio, patrono di Milano e della Prima dell’opera, legandosi alla musica e all’arte.

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Iris Apfel: 20 lezioni di stile della leggenda della moda

Le frasi più belle di Iris Apfel: 20 lezioni di stile della leggenda della moda

Piccole donne che hanno cambiato il mondo (della moda): consigli, citazioni e frasi cult della Regina di Manhattan.

 

Per capire come mai Iris Apfel alla veneranda età di 95 anni sia ancora la regina dell’Upper East Side, forse una delle ultime donne nell’universo della moda armate di sapiente saggezza stilistica unita a un’ironia sottile, nonché vera incarnazione di un termine ormai usato e (ab)usato come fashion icon – vi basta iniziare a conoscere la sua filosofia leggendo questa dichiarazione: «’vivi e lascia vivere’ è il mio motto. Non me ne sto seduta a giudicare gli altri. È comunque più importante essere felici che vestite bene».

Nata Iris Barrel il 29 agosto 1921 nel Queens da padre americano e mamma russa, studia storia dell’arte alla New York University e poi all’Università del Wisconsin. Dopo aver lavorato, tra gli altri impieghi, per WWD e come assistente di Elinor Johnson, nel 1948 sposa Carl Apfel, il marito scomparso ad agosto 2015 e con il quale fondò nel 1950 la Old World Weavers, azienda tessile chiusa nel 1992 che ha arredato la Casa Bianca per (ben!) nove presidenti degli Stati Uniti.  Con i suoi occhiali tondi e giganti, labbra perennemente tinteggiate di rosso e maxi gioielli etnici, è diventata la donna preferita Ari Seth Cohen, il fotografo che ha inventato il blog Advanced Style sdoganando le icone di stile over 50, è diventata modella per & Other Stories, è la protagonista del documentario Iris di Albert Maysles, e di recente di una mostra (Iris in Paris) e di un negozio temporaneo a Parigi da Le Bon Marché fino al 16 aprile. Ultima tra le sue news, c’è una nuova collezione di gioielli tecnologici appena nati dalla sua collaborazione con Wise Wear.

Qui abbiamo raccolto le sue 20 migliori frasi, citazioni e lezioni di stile (ma anche di vita) che potete imparare da questa piccola donna leggendaria. 

1. «Quando non ti vesti come tutti gli altri non devi neanche pensare come tutti gli altri».

2. «Se non conosci te stessa non potrai avere mai un grande stile. Non sarai mai veramente viva. Per me il peggiore passo falso nella moda è quello di guardarsi allo specchio e non riconoscere te stessa».

3. «Non vedo nulla di così sbagliato in una ruga. È un sorta di distintivo di coraggio».

4. «Non sono bella, e non lo sarò mai. Ma non importa. Posseggo qualcosa di molto meglio: lo stile».

5. «Per vivere da vera newyorkese le due cose più importanti per una donna sono un autista e un cappotto foderato di pelliccia».

6. «La moda è qualcosa che puoi comprare, lo stile è ciò che possiedi dentro di te».

7. «Se sei pettinata bene e indossi un bel paio di scarpe te la puoi cavare in ogni situazione».

8. «Non ci sono mappe né regole per lo stile. Si tratta di saper esprimere te stessa e, soprattutto, avere attitude».

9. «Non mi vesto per essere osservata. Mi vesto per me stessa».

10. «Se non sei interessata, non sei neanche interessante».

11. «Nella vita devi provarci, sempre. Hai un solo viaggio. Devi ricordatelo».

12. «Smettere di divertirsi con la moda significa quasi morire. Devi sempre assecondare la tua fantasia».

13. «A Downtown – Downtown Manhattan, New York, ndr- la gente crede di essere alla moda. Ma vestono tutti di nero. Quello non è avere stile. È portare un’uniforme».

14. «Il segreto per avere stile è capire chi sei. E questa è una cosa che richiede anni e anni».

15. «Sono ispirata da tutto ciò che attorno a me. Sono ispirata anche dal solo fatto di essere viva, di respirare e di incontrare persone, parlare con la gente e assorbire ciò che accade attorno a me. Penso che se la gente lo facesse più spesso avremmo della moda migliore».

16. «Non ho nessuna regola, anche perché le infrangerei tutte».

17. «Se dovessi per forza scegliere tra spendere molti soldi per gli accessori o un vestito, di sicuro sceglierei gli accessori. Credo che siano i gioielli a cambiare un look, più di ogni altra cosa».

18.  «Tutto è connesso. La politica, l’economia, la scienza e la moda sono tutte collegate. Se guardi un abito puoi vedere che è influenzato da tutte queste cose. Puoi addiritura capire cosa stesse succendendo nel periodo in cui è stato realizzato».

19. «Non mi interessa cosa hai mangiato a pranzo o con chi passi la notte – se sei così fortunata. Non deve interessare a nessuno cosa fai nella tua vita privata».

20. «’Vivi e lascia vivere’ è il mio motto. Non me ne sto seduta a giudicare gli altri. È comunque più importante essere felici che vestite bene».

articolo via marieclaire

Qualità della vita: Roma perde 19 posizioni, Mantova la migliore

Roma sta scivolando da troppi anni su un piano inclinato. Dai trasporti sempre in tilt alla sporcizia, dal traffico infernale al degrado delle strade. Il tutto senza alcuna prospettiva di miglioramenti.

La capitale d’Italia è la città al mondo con più auto, moto e altri mezzi con motore a combustione interna in rapporto agli abitanti. Per contro, è anche fra le capitali europee quella con il minor sviluppo di reti metropolitane. Le periferie sono ghetti abbandonati dove la socialità si esprime a fatica, né va meglio nel resto della città.

Come ha detto amaramente un paio di giorni fa il cardinal Vallini, vicario di Papa Francesco, a Roma «si è perso il senso della comunità». Ovunque. Il centro storico, uno dei patrimoni di cui la città potrebbe e dovrebbe vantarsi, versa in condizioni pietose, aggredito da un turismo maleducato e di bassa qualità che alimenta un’offerta commerciale scadentissima. I luoghi d’arte, le piazze e i monumenti pullulano di camion bar, sono assediati da negozi d’accatto che vendono bibite, magliette di calciatori taroccate e improbabili souvenir. Botteghe storiche e dignitosi negozi vengono sostituiti un giorno dopo l’altro da fast food, pizze al taglio o venditori di kebab. Duemila pullman turistici entrano nel centro ogni 24 ore, soffocando i lungotevere, intasando le strade, affumicando i passanti senza che nessuno faccia nulla.

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Roma è stata a lungo non governata, nelle mani di amministratori incapaci che hanno perseguito tutto tranne l’interesse generale. Si dice che in pochi mesi (cinque, finora) la nuova amministrazione non poteva cambiare radicalmente le cose: vero, ma purtroppo segnali non ne arrivano. Né può ritenersi assolto un governo centrale così indifferente ai destini della propria capitale da considerarla alla stregua di un problema anziché una fantastica opportunità. La colpa dei 19 posti perduti in questa classifica è anche di Palazzo Chigi. Eccome.

Fonte: Corriere della Sera, The Roman Post

Pucci da Firenze a Milano

Emilio Pucci ha ribadito che, ad oggi, non sussistono le condizioni per rivedere la decisione dello spostamento dell’attività dell’azienda su Milano. Lo ha comunicato un rappresentante dalla maison al consigliere per il lavoro dei presidente della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, in un incontro a cui hanno partecipato anche l’assessore al lavoro del Comune di Firenze Federico Gianassi e il consigliere comunale Luca Milani. Nella sede fiorentina oggi sono impiegate 46 persone.

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“Special issue”: l’editoria del riciclo

La crisi editoriale spinge le testate americane a nuovi espedienti per attrarre lettori ed investitori pubblicitari. Molte testate infatti stanno puntando sulla pubblicazione di numeri speciali slegati da quelli principali; si tratta di magazine che “vivono di vita propria” focalizzati su temi specifici realizzati in gran parte con contenuti e foto d’archivio sapientemente riproposti. “Si tratta di temi che i magazine hanno già prodotto e per cui hanno già pagato i giornalisti, ma che riutilizzano per fare saldi una seconda volta. E stanno facendo un sacco di soldi”, dichiara a Business of Fashion Aileen Gallagher, associate professor of magazine journalism presso Syracuse University’s Newhouse School.

Nel 2016, Condé Nast Usa ha pubblicato ben 36 special edition focalizzate su temi disparati: eventi, personaggi, guide di stile. “Rappresentano principalmente – dichiara Leah McLaughlin, director of special interest publishing Condé Nast – una fonte di reddito. Pubblichiamo magazine pensati specificatamente per i consumatori su argomenti di nicchia, generalmente su un singolo personaggio o un singolo evento culturale. Quest’anno ne abbiamo sicuramente prodotti più del solito”.

I numeri speciali esulano dall’abbonamento alla testata madre e hanno spesso un prezzo di copertina superiore ai 10 dollari. “Abbiamo iniziato a chiamarli bookazines o megabooks, sono una sorta di table book per lettori dal potere economico limitato”, afferma Samir Husni, fondatore di Magazine Innovation Center presso l’University of Mississippi. Le case editrici continuano a mettere alla prova i lettori proponendo edizioni speciali in vendita anche a 15,99 dollari, rendendoli di fatto oggetti da collezione realizzati con materiali disponibili in house. Arrivare a vendere 60mila copie di uno special issue rappresenta già un successo e una grande fonte di guadagno. Tra i temi trattati negli ultimi numeri speciali editi nel 2016 spiccano celebrity (Kim Kardashian, Taylor Swift), fenomeni culturali pop come Trono di spade ed Harry Potter, categorie merceologiche specifiche come orologi, gioielli e arredo-design. I rapporti con gli inserzionisti seguono la scia. Il numero speciale di Vogue intitolato ‘It Girl Style’ è stato sponsorizzato dal brand di calzature Stuart Weitzman, sulla copertina Gigi Hadid, top model testimonial del brand.

articolo via pambianconews.com

Mipel 111

Il salone milanese della pelletteria Mipel ha annunciato la nuova campagna pubblicitaria e il nuovo tema dell’edizione 111, che si svolgerà dal 12 al 15 febbraio 2017 a Fiera Milano-Rho.

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The Strategist

Il web, si sa, è un territorio sempre più vasto e dispersivo. Il New York Magazine si propone di illuminare la strada di chi cerca un oggetto su internet, spingendo all’acquisto di alcuni prodotti tramite contenuti editoriali.

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Lidl porta la moda-discount nelle vie del lusso

Dopo il fast fashion, ora potrebbero essere i discount a scardinare il mondo della moda. Lidl ha annunciato l’apertura a Bruxelles di un pop up store per presentare (e vendere in anteprima) la sua linea collezione di articoli da sci #LidlSki. Lo spazio temporaneo resterà aperto dal 24 al 26 novembre nell’ex negozio di Marc Jacobs in rue Antoine Dansaert 1000 Bruxelles. Qui, spiega l’azienda, i clienti potranno fotografare la collezione, provare i modelli, acquistarli e farseli consegnare a casa mentre sorseggiano un drink al bar al primo piano. A partire dal 28 novembre, la collezione sarà disponibile in tutti i supermercati Lidl.

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Focus su “natural denim” al Bangladesh Denim Expo

Bangladesh Denim Expo, il salone dedicato al denim svoltosi a Dhaka, ha registrato quest’anno la presenza di circa 5.000 visitatori da Stati Uniti, UK, Italia, Germania, Francia, Spagna, Egitto, Belgio, Cina ed Emirati Arabi, tra cui numerosi buyer provenienti da oltre 46 paesi nel mondo, che hanno potuto conoscere le tendenze e le novità del mondo del denim proposte dai 55 espositori provenienti da 15 diverse nazioni.

Il tema principale della 5a edizione del salone è stato il “Natural Denim”, con l’obiettivo di promuovere una cultura e un mercato denim più responsabili in Bangladesh, Paese diventato ormai strategico per il settore in quanto uno dei maggiori produttori di denim.

Il dibattito promosso anche dai numerosi seminari e panel che hanno avuto luogo durante la due giorni di manifestazione si è focalizzato su diversi obiettivi sui quali concentrarsi nei prossimi anni: l’importanza per il Bangladesh di instaurare negoziazioni bilaterali con i principali mercati come Europa, Canada e USA; la necessità di continuare il percorso di miglioramento della sicurezza aziendale intrapreso negli ultimi anni; infine, l’esigenza di pensare a un prodotto che sia sempre più sostenibile a livello sociale e ambientale.

“Il modo migliore per stimolare il business del settore del denim è analizzare e comprendere i trend del futuro”, ha dichiarato Mr. Mostafiz Uddin, Fondatore e CEO di Bangladesh Denim Expo. “Uno di questi è sicuramente adottare un approccio più ecologico nella produzione, per implementare soluzioni sostenibili che possano rappresentare un beneficio per l’intero settore”.

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Miuccia Prada tra le Women of the Year 2016

Miuccia Prada ha ottenuto il riconoscimento Women of the Year 2016 di Glamour America per i suoi contributi alla moda, all’arte e alla cultura. Il direttore di Glamour, Cindi Leive, celebra nel corso della cerimonia che si tiene a Los Angeles i traguardi raggiunti dalle donne, da quelle che innovano a quelle che fanno notizia nei settori dello spettacolo, della moda, della politica, dell’imprenditoria e molto altro ancora.

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Pierpaolo Piccioli: «È sbagliato raccontare un abito con Instagram»

Lo stilista di Valentino si racconta dopo la separazione da Maria Grazia Chiuri: «La moda per me è un lavoro serio. È consegnare dei messaggi, dare dei valori»

Si è sentito «nudo». «Ecco la verità». E lo dice alla fine, dopo aver chiacchierato di tante cose. Un parola liberatoria. Senza rimpianti. Un punto e a capo. Pierpaolo Piccioli alla sua prima intervista dopo la «separazione» (consensuale) da Maria Grazia Chiuri «compagna» di una vita lavorativa e del successo alla guida di Valentino, è entusiasmo e consapevolezza allo stato puro. Si muove qui a Mosca come una star pur restando l’uomo «a-tipico» (così si definisce lui) di sempre.

Quando un uomo e una donna si separano è luogo comune chiedersi se lui se la caverà. Così in tanti si sono stupiti della sua incredibile (all’unanimità la più bella sfilata della stagione) prova! Se ne è accorto?
«No, non così tanto. O forse non l’ho voluto percepire. Però ci sta. È ovvio. Eravamo in due nello stesso percorso consolidato e io ero rimasto da solo lì, non in un altro posto. Poi quella mattina, quando sono arrivato in location, ho visto il lavoro, le modelle e gli abiti e il resto. Ed era come immaginavo e volevo, allora ho capito che ero contento, che era un Valentino tutto mio. E mi sono emozionato, io che sono molto control freak. Io uomo e lei donna? Non divido il mondo in generi ma in persone, che mi possono piacere o meno. Individui. Io, per esempio, sono “a-tipico” ma risolto».

Perché non si vede un uomo «tipico»? 
«Tanto per cominciare faccio moda. Ho tre figli. Vivo a Nettuno. Non faccio la vita dei designer, non giro tra feste e castelli eppure riesco a spingere la mia creatività oltre l’immaginazione perché penso che possa più la profondità che la mondanità. Non soffro di machismo».

Lavorare da single è? 
«È stato più facile. Ho potuto lavorare sull’onda delle emozioni e consegnare quello che realmente avevo nella testa. E connettere le mie idee in maniera del tutto personale: come mettere insieme l’angelo di Giotto con la ragazza punk, perché secondo me hanno lo stesso tipo di innocenza, non è spiegabile ma è così. Come la bellezza che non vedo negli attributi ma in qualche cosa che sta dentro ogni donna e che ha a che fare con la grazia, la sensibilità, il romanticismo. Ecco perché mi ritrovo nel Quattrocento italiano dove le Madonne sono l’ideale non per i capelli lunghi o la pelle di seta ma per la luce che irradiano. E oggi c’è bisogno di tirare fuori quel tipo di messaggio interiore che rende ogni persona speciale. E l’individuo è diversità. E la diversità è un valore e quando vedo che vince chi nega le differenze e parla di intolleranza, allora mi arrabbio. Sì, mi riferisco a Donald Trump che significa un passo indietro. E anche chi fa un lavoro come il mio non può chiudere gli occhi».

Il Valentino di domani? 
«Non si arriva mai. Voglio continuare senza darmi dei limiti ma seguendo il percorso che abbiamo intrapreso. I negozi, ma anche le sfilate. Voglio dare sempre più peso alle pre-collezioni, perché sono un momento importante e sono una vera narrazione. E poi le capsule che raccontano sempre storie nuove».

Momento confuso per la moda: mercati che sfuggono al controllo, stagioni che si accavallano, settimane della moda che parlano linguaggi diversi. Come la vede lei? 
«Dico subito che il see now buy now è una cosa sbagliata, è la negazione del sogno e del desiderio. E con queste operazioni e altre penso che la moda cerca di essere troppo popolare. Così come si tende a spiegarla troppo. C’è bisogno degli addetti ai lavori che vedano e raccontino e decodifichino ma l’avvento dei blogger, degli instagrammer, ha tolto la magia e ha creato l’illusione che tutti potessero parlarne e scriverne, e poi vestirsi convinti di fare styling. Ma la moda per me è un lavoro serio. Nel senso che non è solo mettere insieme dei vestiti. È anche consegnare dei messaggi, dare dei valori. Far passare l’idea che tutto sia facile, immediato, che è sufficiente un minuto per comunicare un abito e poi si passa all’Instagram successivo non va bene. Dietro c’è un lavoro grande e consistente e ci sono persone, tecniche, tradizioni, lavoro, rigore. E c’è il talento che vale più della fama. La popolarità non è un valore, ma i social lo fanno credere. Così la moda è diventata un mondo e non un mestiere, ma c’è bisogno che torni a essere quello che era e non un mezzo per vendere. Vorrei pensare al mio lavoro come a una bottega dell’arte contemporanea e che chi la vede da fuori la percepisca non come la ragazza saltellante su Instagram ma come un’azienda con dei valori».

Le piace una parola «antica» come stile? 
«A me ri-piace proprio perché significa identità. E tutto torna. E confido in un nuovo umanesimo per definirlo».

E del lusso «democratico», più accessibile, che è la nuova sfida di alcuni cosa dice come uomo con il cuore (sembrerebbe) a sinistra? 
«La democrazia deve garantire la sanità, la scuola, il sostentamento a tutti. Questo penso. Il lusso low cost? Il lusso non è prezzo, ma cultura. Si possono fare degli oggetti più accessibili ma non si può fare un’alta moda democratica anche solo per il fatto che è esclusiva. Se tre persone lavorano a un abito per giorni non puoi pensare che sia per tutti ma è mio dovere assicurarmi che chi lo confeziona abbia uno stipendio giusto. Detto questo, ci possono essere oggetti più accessibili, non lo sono forse i jeans o le sneaker? Ma devono corrispondere ai valori a garanzia di una storia. Questa per me è democrazia: perché non ci sono clienti di serie A o di serie B».

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Uffizi: stop alle sfilate nella sale del museo

Niente moda per gli Uffizi. Il direttore della galleria fiorentina Eike Schmidt, in carica dal 2015, ha espresso un’opinione contraria all’opportunità che il museo ospiti sfilate di moda.

“Non solo le sale, che è più che ovvio, ma nemmeno i corridoi sono a mio parere luoghi adatti per la presenza di statue. Per principio, dirotterei un’eventuale richiesta di questo genere su Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli, che hanno moda e costume tra le loro vocazioni”, ha detto Schmidt. I luoghi disponbili per eventi privati nella galleria si limiteranno dunque alla biblioteca Magliabechiana e alla terrazza. “Cene e iniziative speciali continueranno, l’importante è che abbiano una componente culturale e includano una visita nelle gallerie”, ha aggiunto il direttore.

fonte pambianconews

San Marino: iniziano i lavori per The Market

The Market San Marino Outlet Experience, un nome lunghissimo per il nuovo oultlet che aprirà nel 2018 appunto a San Marino. Centodieci i milioni di euro investi per questo progetto promosso da Borletti group con gli advisor di Dea real estate. La struttura ospiterà 120 negozi di abbigliamento, accessori di fascia medio-alta e ristoranti, su una superficie commerciale complessiva di 25 mila metri quadrati; sarà realizzata in due fasi ed è prevista la creazione di 400 nuovi posti di lavoro e una capacità di attrazione stimata di due milioni di utenti.

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20 cellulari per una casa

Acquistare un appartamento a Shanghai quanto a Shenzhen per un prezzo decente è una missione impossibile anche quando si lavorano 18 ore al giorno in fabbrica per almeno 25 anni. Molto più possibile è comprare una casa, o avere i soldi per il compromesso, realizzando un business dal nulla come quello che si è inventata una cinese – chiamata dalla stampa locale Xiaoli – che ha semplicemente messo in atto un passaggio dell’economia attuale, ossia l’esser imprenditori di noi stessi. La giovane cinese di Shenzhen ha venduto 20 iPhone7, che le erano stati regalati, e ha messo le banconote ricavate sul tavolo delle trattativa per comprare la casa.

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Messico: il paese dove i morti fanno festa

Esiste un luogo in cui la commemorazione dei defunti si trasforma ogni anno, in un coloratissimo carnevale. Dove sulla tomba dei cari estinti non si portano solamente fiori, ma anche frutta, dolci e bottiglie di tequila. E sulle piazzole del cimitero si organizzano allegri concertini in memoria di chi non c’è più. 

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Squarta: comprare i prodotti umbri per aiutare

Direttamente dalla pagina FaceBook, del consigliere umbro Marco Squarta, si segnala l’importante iniziativa con la quale si promuove la vendita dei prodotti tipici della Valnerina per sostenere Norcia e le popolazioni colpite dal terremoto.

“Norcia è famosa per il tartufo nero e i prosciutti: in tutto il mondo ci sono norcinerie. Dopo il terremoto rilanciamo l’economia disastrata della Valnerina con azioni di solidarietà e manteniamo alto il Made in Italy. Come avvenne con il Parmigiano dopo il sisma in Emilia ora acquistiamo tutti il prosciutto di Norcia e i prodotti tipici della Valnerina.
Aiutiamo la nostra terra a risollevarsi! Condividete!”